Come trasformare la sensibilità in un punto di forza

In questi giorni ho letto un libro bellissimo che si intitola “Le persone sensibili hanno una marcia in più” di Rolf Sellin psicoterapeuta e coach in PNL, un collega posso dire, anche se non sono una psicoterapeuta né un Coach. Ma mi sento una collega per due motivi molto importanti:

  • il primo è che anche lui come me e come moltissimi colleghi da una sua situazione di disagio personale, ha fatto un grande lavoro di studio su di se’ fino a scrivere questo bellissimo libro e sentirsi pronto per lavorare con le persone perpoterle aiutare a risolvere il disagio e la sofferenza.
  • il secondo è che non è rigido nel suo modo di lavorare ma che, a seconda delle esigenze della persona che ha di fronte, utilizza la psicoterapia o il coach cercando di raggiungere l’obiettivo del benessere.

Ho sentito in questo signore una vicinanza quasi fraterna. Ho capito molto bene cosa ha passato prima di poter capire che anche, come tanti di noi,  lui fa parte di un mondo che ha scoperto solo studiando: quello degli ipersensibili.

Diciamo subito che l’ipersensibile è, proprio per questa sua caratteristica, molto esposto agli stimoli esterni e tutto ciò che accade risuona in lui più del dovuto. 

D’altro canto però , questa sua caratteristica, se gestita bene, permette davvero di avere una marcia in più.

Sapevate chegli ipersensibili sono circa il 15- 20% della popolazione presente sulla terra? 

Un numerato niente male direi.

E che tutte queste persone vivono nascoste, per quanto riescono, perché sin dalla nascita la loro ipersensibilità molto spesso non viene recepita ( da genitori ipersensibili a loro volta che non hanno imparato a gestire la situazione)?

E che questi poveri disgraziatiquindi non fanno altro che adattarsi alla percezione dell’altro ritenendola più “giusta” fino a perdere il contatto con loro stessi?

Le frasi più ricorrenti durante l’adolescenza sono “ma devi proprio essere così emotivo?”, oppure “Perchè non provi a controllarti?”

Per questo motivo le persone ipersensibili imparano molto presto a credere che la loro percezione sia errata, “esagerata” ecosì adottano la percezione degli altri perdendodi vista , in questo modo, i loro confini e limiti e confondendosi con l’altro perdendo di conseguenza anche la percezione del propriocorpo.

La realtà dell’altro diventa la mia, tutto si confonde ed io dipendo completamente dalla percezione altrui con conseguenze a dire poco devastanti.

Nonostante questo sforzo di adattamento, il povero ipersensibile, non smette di percepire a suo modo, tutt’altro, e quindi molto spesso si trova in situazioni che non sa gestiree quando la sua capacità di adattamento ha raggiunto ogni limite, diventa aggressivo.

Non è consapevole di quante maledette volte proprio lui, assecondando tanto l’esigenza dell’altro, si è messo in quella orrenda condizione in cui si stente sfruttato, ferito, non considerato.

Masei tu mio caro ipersensibile ad esserti cacciato in quel pasticcio….ed io come te mio caro per una vita intera, quindi ti capisco e ci abbracciamo un po' che ne dici?

E cosa fa l’ipersensibile non appena si trova in questa situazione? tende a chiudersi, a rendersi antipatico e scontroso.

Diciamo che per prevenire questa situazione dolorosa, non capendo di essercisimesso lui stessoe non sapendo come gestirla, evita i rapporti e i cambiamenti.

Insomma una vera vita di sofferenza senza idea di via di uscita.

Ci sono molte suggerimenti che dà questo brillante autore, anche lui, come detto all’inizio, uno dei tanti ipersensibili presenti su questa terra, che trovo utilissimi per chi ha questa straordinaria e potente caratteristica: una sensibilità fuori dal comune.

Uno dei più validi almeno per me, è quello di fare ciò che i propri limiti consentono senza esagerare illudendosidi essere in grado di poter fare di più. 

Esporsi si agli stimoli inevitabili che ci sottopone la vita ma tenendo molto di sé, con qualche cautela in più. 

Non possiamo affrontare tutto come fanno gli altri. Noi abbiamo uno strato di pelle più sottile e quindi dobbiamo usare maggiori precauzioni.

 

Questo libro mi aiutata innanzitutto a “collocarmi” cioè a sentirmi parte di un gruppo di persone.

Secondariamente ho messo a punto la mia capacità di evitare troppi stimoli. Avevo già avuto un’intuizione del genere qualche mese fa su me stessa, che tutto risuonasse in me troppo e per questo mi ero già un po' organizzata.

Poi è arrivato questo libro, e non per caso, a confermarmi quello che già avevo capito.

E così ho rafforzato, con più convinzione la mia capacità di evitare quelli stimoli che per me sono dannosi.

Per esempio evito di leggere troppi dettagli dei recenti attentati. So che qualcuno lo troverà sbagliato ma orami adotto questa frase quando, magari in situazioni varie, si cominciano questi discorsi “Scusatemi tanto ma non voglio sapere di più; sono una persona molto sensibile e devo mantenere uno stato d’animo sereno per poter fare al meglio il lavoro che faccio”

D’altra parte so anche che questa sensibilità, se da un lato rappresenta un evidente limite, è quella che mi permette di entrare in immediata sintonia con l’altro, di percepire senza alcuna difficoltà lo stato d’animo, la sofferenza, la gioia dell’altro e mi permette di fare almeglio il mio lavoro che amo.

 

Il consiglio che mi sento di dare, dopo questa bella lettura, a tutti i miei amici ipersensibili come me, quello di imparare a sentire fino a dove possiamo arrivare. Definire i propri limiti (intesi come confini e cose oltre le quali non possiamo esporci) è un bel modo per gestire questa ipersensibilità.

Una volta capiti i nostri confini possiamo relazionarci alla vita e agli altri tenendo sempre a mente che oltre un certo punto noi non possiamo andare. Ognuno ha i propri ed è bene scoprirli in tempo proprio per tenerne conto sempre.

Forza ragazzi, nulla di complicato, abbiamo una fragilità che è anche un enorme punto di forza, credetemi.

Io per esempio mi emoziono tanto per tutto e sinceramente, per quanto questa esposizione a volte mi metta in situazioni difficili da gestire (i conflitti in primis), non vorrei mai cambiare il modo di percepire la realtà perché mi sento più arricchita che impoverita.

 

Spero di tutto cuore, proprio come dice l’autore del libro, che questa “predisposizione” venga studiata maggiormente dalla psicologia in futuro visto che, ancora oggi, questo non viene fatto e che spesso gli ipersensibili vengono etichettati come ansiosi, instabili emotivamente, iperattivi e molto altro.

Io continuo a preferire di gran lunga il mio modo di percepire il mondo anche se non è facile né per me né per chi mi sta accanto, ma ora che so cosa è posso sentirmi un po' speciale proprio come molti di voi.

Un abbraccio mio caro amico ipersensibile che sei arrivato alla fine di questo articolo. Io e Te ci capiamo!!

Elena