Come trasformare la Tua ansia in forza motrice

Benvenuto/a e grazie di aver scaricato la mia breve guida sulla gestione dell’ansia!!

Partiamo dal fatto che probabilmente se hai deciso di arrivare fin qui, ogni giorno ti trovi a dover combattere con l’ansia, probabilmente in molti momenti della tua giornata.

So bene cosa vuol dire perchè fino a pochi anni fa l’ansia era una mia compagna di vita quotidiana ed in alcuni momenti della mia vita si è fatta sentire piuttosto violentemente.

Sono cresciuta in una famiglia di ansiosi e a 18 anni ho avuto i primi attacchi di panico. E’ stato terribile ma nello stesso tempo fantastico perchè senza quella sofferenza non mi sarei mai messa a fare tutto il lavoro che ho fatto su di me nel tentativo di capire, nel migliorare la mia vita ed ascoltare davvero quale fosse la mia vera direzione. I miei genitori mi hanno aiutata molto ma non hanno saputo sfruttare  quella stessa occasione per mettere in discussione anche loro stessi e stare meglio.

Ma allora funzionava così, trovo che siano già stati molto bravi  nel farmi aiutare da un professionista.

Semplicemente era il mio modo di viver quello che conoscevo da sempre, forse da quando ero nata.

Si effettivamente l’ansia si apprende presto e la persona si adatta sempre di più considerando normale quella condizione, fino a che ( e grazie a Dio) non si manifesta in una forma piuttosto violenta che rende quasi impossibile gestire la vita quotidiana, il proprio lavoro, la famiglia o  il corpo si ammala.

Facciamo un passo alla volta: innanzitutto ho detto che l’ansia si apprende. Non ho sbagliato lo credo davvero.

L’ansia non è altro che un modo appreso di vivere. Probabilmente nella tua famiglia qualcuno dei tuoi riferimenti è stato o è ancora ansioso ed ha trasmesso a te (senza volerlo assolutamente) questo atteggiamento nei confronti della vita: la paura di affrontare ogni cambiamento, la sensazione che molto nella vita sia pericoloso, una certa tendenza ad affrontare tutto con paura e senso di pericolo.

E questo atteggiamento lo impariamo molto presto, da bambini acquisiamo con grande facilità questi messaggi e non è facile da adulti poi prendere le distanze. Semplicemente facciamo nostre una serie di informazioni senza metterle troppo in discussione .

Ma è normale così.

Quando diventiamo grandi poi, questo modo di affrontare la vita è talmente “nostro” che lo consideriamo normale. Probabilmente anche tu hai accettato con grande sopportazione una serie di disturbi : colite, gastrite, insonnia, mancanza di respiro, la sensazione di non farcela mai. Quella maledetta sensazione che non sia tu a controllare la tua vita ma lei, l’ansia.

E così sarai riuscito ad andare avanti per anni, trovando ogni volta il tuo nuovo equilibrio, pensando che vivere fosse davvero questo.

In realtà sei talmente abituato a questa sensazione che non la metti in discussione nemmeno per un attimo perchè da sempre le  cose vanno così. Per non parlare poi delle soluzioni fai da te che hai sperimentato pensando (tutto da solo) che potessero risolvere. Davvero potrei passare una giornata intera a raccontarvi le singolari e assurde soluzioni che ognuno di noi trova per sopravvivere all’ansia. Soluzioni spesso pericolose e  inutili  e che isolano la persona e chi gli vive accanto.

C’è gente che evita con una progettazione minuziosa tutto ciò che lo fa sentire in pericolo. Non è facile vivere accanto ad un ansioso ed è impossibile aiutarlo. Togliamoci dalla testa di poter aiutare qualcuno che amiamo e che soffre di questo, non fa parte delle nostre competenze e non c’è nulla che si può fare per aiutarlo se non quello di assecondarlo sempre di più , fino quasi a non vivere più. 

Fino a quando poi “finalmente” succede qualcosa che fa crollare tutto: un peggioramento della malattia fisica procurata dall’ansia, un attacco di panico, una perdita definitva dell’equilibrio trovato.

Quando qualcuno dei miei clienti si presenta da me nel mio studio terrorizzato dall’attacco di panico che ha appena provato per la prima volta (che è un’esperienza che solo chi ha provato può immaginare) io lo accolgo dicendo “Finalmente, evviva”.

Ed è effettivamente quello che penso: finalmente qualcosa ti ha messo nella condizione di chiedere aiuto. Un evento così forte da farti capire finalmente che non puoi più gestire la situazione da solo. E’ un giorno da festeggiare, è finalmente arrivato il momento di guardare cosa la nostra ansia ha da dirci. E’ un grande giorno!!!

Da un lato li sorprendo dall’altro li incoraggio a pensare che davvero è arrivato il momento di affrontare e risolvere. Fino a quel giorno era una ricerca continua di equilibrio, sempre in discussione. Un vivere alla giornata senza un piano preciso.

Anche perchè l’ansia non è una cosa che si esibisce. Ci si vergogna di raccontarla agli amici, ai colleghi e quindi ci si isola sempre di più. Eppure vi assicuro che in Italia sono moltissime le persone che soffrono di ansia, quindi è molto probabile che molti dei tuoi  conoscenti soffrano di questo disturbo esattamente come te, in silenzio anche loro cercando di nascondere. Io ho sviluppato una certa sensibilità sul tema ed ho imparato  a riconoscere l’ansioso da un chilometro di distanza; mi piacerebbe andargli incontro, abbracciarlo e dirgli “Capisco quello che provi, ma andarà tutto bene, stai tranquillo”.

Potrei farlo, perchè no…da domani mi ci metto e vi farò sapere….

L’ansia logora anche il fisico e a fine giornata si ha la sensazione sempre di aver scalato l’Everest (ed un pò è così)

Ma questo è quello che prova l’ansioso: l’idea che sia tutto impossibile, anche prendere un autobus in alcuni casi.

La prima cosa che ti suggerisco è di decidere di ascoltare l’ansia. Si lo che la cosa ti terrorizza ma finchè non accetterai di ascoltarla e capire cose vuole comunicarti, sarà difficile che tu riesca a contenerla. Devi guardarla negli occhi e avere il coraggio di affrontarla. Ti consiglio anche di non farlo da solo ma di farti sostenere da un bravo professionista. Nessuno di noi (professionisti inclusi) è in grado di risolvere  le proprie difficoltà completamente da solo.

Ti chiedo anche di fare mente locale e ricordare se qualcuno della tua famiglia è ansioso: probabilmente è molto chiaro questo e ricordi la mamma che era sempre preoccupata di tutto, ma a volte non è così facile fare questo collegamento. Ti aiuto dicendoti che spesso l’ansia (specialmente negli uomini che non “possono dichiarare” di essere ansiosi) si manifesta in altri modi: un nervosismo eccessivo (quando non si ha la sensazione di avere sotto controllo la situazione), una malattia psicosomatica, una difficoltà a rilassarsi e molto altro.

Scava bene nel tuo passato per capire dove e quando hai “imparato” questa modalità. Questo ti aiuterà a capire che non sei “pazzo” (conosco bene la cattiveria con cui noi stessi ci giudichiamo durante gli attacchi di panico) come spesso ti definisci nella tua intimità, ma che c’è un motivo ed una ragione a quello che succede. Probabilmente le cose sono andate così e non è colpa di nessuno. Possiamo accettarlo no? C’è una radice al tuo malessere. Questo è il primo passo a mio avviso.

Poi ti chiederei di fare caso all’emozione che provoca l’ansia. L’ansia si manifesta sempre con un’emozione corporea che probabilmente sei anche in grado di collocarla: una stretta allo stomaco, un peso sulla cassa toracica, la mancanza di respiro. Qualcosa comunque di riconoscibile.

E’ vero che l’ansia si manifesta sempre con un’emozione corporea molto evidente, se ci pensi bene, ma non sai forse che l’emozione che tu senti e sei in grado di collocare fisicamente è sempre la conseguenza di un pensiero che hai fatto che a sua volta provoca  un’emozione: la paura.

Tutto nasce quindi da qualcosa che ti sei detto e che ti dici in maniera del tutto inconsapevole da sempre e che provoca questa emozione:

 

 Per questo è molto importante fermarsi ed ascoltare la propria ansia: per risalire a quel pensiero che ormai è diventato un automatismo a cui non fai nemmeno caso. Quindi l’ansia non ha nulla di magico o folle. E’ una reazione corporea ad un pensiero, che noi rivolgiamo a noi stessi che provoca paura.

Vista così l’ansia fa meno paura perchè tutti quelli che dichiarano di aver avuto crisi di ansia forti o attacchi di panico dichiarano che si siano manifestate all’improvviso, e questo aumenta molto la paura perchè si ha la sensazione di non averle sotto controllo.

Devo dirti che non va mai così. Chi vive attacchi di ansia improvvisi ha una tendenza ad essere ansioso da sempre  e probabilmente fino al giorno della manifestazione ha sempre avuto un atteggiamento ansioso che riteneva normale.

Quando indago infatti sulle abitudini delle persone, due cose vengono sempre fuori abbastanza facilmente: la presenza di un familiare di riferimento ansioso e la presenza , magari manifestatasi in altre forme, nella persona, di una certa tendenza all’ansia anche prima dell’evento.

Quindi nulla di magico o di incontrollato, nessuna fattura o malocchio fatto a noi stessi che ci crea quel malessere improvviso e così terrorizzante. L’ansia era già presente da molto tempo, è solo esplosa perchè ha qualcosa da dire e, non essendo mai stata ascoltata, ha bisogno di farsi sentire e lo fa urlando.

Che ti piaccia o no è il momento di farci i conti. Non sai quante volte una volta affrontata, la stessa ansia ci dia indicazioni chiare su dove dirigere la nostra vita per stare meglio. E una volta finito il lavoro di riconoscimento (con un professionista)  l’ansia diventa una grande alleata. Un segnale che suona quando, successivamente, ci troviamo ad affrontare altre situazioni che ci spaventano o ci richiedono un cambiamento. D’altra parte la vita è una sfida continua non potremmo pensare di evitare cambiamenti, nemmeno chiudendoci in casa per sempre.

Inoltre l’ansioso resta tendenzialmente ansioso per cui è probabile che possa riprovare quella sensazione. Ma adesso sa gestirla e riconoscerla e sa anche “sfruttarla” come una risorsa preziosa da ascoltare.

Nessuna paura quindi: non sei pazzo, molte altre persone in questo momento come te soffrono dello stesso problema ma non te lo raccontano, impara a fermarti e ad ascoltarti e a capire qual’è il dialogo interiore che scatena quell’emozione e poi il malessere.

Io sono stata ansiosa da sempre, credo addirittura da quando ero nella pancia della mia mamma e per me l’ansia era la normalità.

Oggi la mia tendenza rimane ansiosa ma l’ansia torna solo quando sto affrontando delle nuove sfide ed invece di contenerla (paralizzandomi) l’accetto ripetendomi non solo che è una fase di passaggio ma che quell’ansia mi deve dire qualcosa e credimi, quando faccio questo lavoro, c’è sempre una decisione da prendere, una nuova direziona da dare e tutto torna magicamente in equilibrio, con un nuovo passo fatto ed una rinnovata consapevolezza. 

Buon lavoro allora, senza paura.

Se avrai bisogno di me, sarò felice di aiutarti a prendere sotto braccio la tua ansia.

Un abbraccio di tutto cuore

Elena Trucco

Fonti:  http://www.ansia-italia.it/come-fermare-l-ansia/

http://www.benessere.com/psicologia/ansia/disturbi_ansia.htm