Per ottenere un cambiamento sui figli i primi a doverci mettere in discussione siamo noi!

Qualche giorno fa ho visto in tv un programma di Michele Santoro che raccontava la nuova generazione romana di 16- ventenni.

Un scenario a dir poco raccapricciante in cui non si crede più in nulla e non esistono punti di riferimento.

In cui la tendenza più frequente è apparire e affrontare le difficoltà della vita fingendo, calandosi in realtà virtuali come la droga o la rete.

Si giudica l’altro esclusivamente per quello che ha e per il suo livello di popolarità fra i coetanei.

Tutto ciò alla luce del sole con il compiacimento dei genitori.

I ragazzi sono ragazzi, si sa, e sono lo specchio di quello che trasferiamo noi.

Quindi se parliamo di vuoto esistenziale dei ragazzi mi viene da pensare che quel vuoto esistenziale sia anche di noi genitori.

Ed effettivamente la cosa che mi ha sorpreso di  più è stato l’atteggiamento dei genitori, compiaciuti dal comportamento dei figli.

Genitori preoccupati delle apparenze, che incoraggiavano questa modalità dei figli.

A dir la verità nemmeno troppo preoccupati per quello che vedevano, escludendo a prescindere che i loro figli si drogassero, nonostante nei vari filmati se ne parlasse.

Una tendenza seriale a selezionare le informazioni che provenivano dall’esterno per mantenere le cose così e non doversi mettere in discussione.

Quello che ho visto non mi ha sorpreso più di tanto visto che spesso i genitori di adolescenti consegnano il “pacco” nel mio studio pensando che sia io a dover risolvere il problema.

E non sapete quante volte, quando dico ai genitori che devono collaborare e mettersi in discussione anche loro, rinunciano, spesso rinunciando anche alla possibilità di fare aiutare il proprio figlio.

Questa cosa è assurda a mio avviso; ai nostri tempi, i nostri genitori non erano certamente in grado di mettersi in discussione, non c’erano gli strumenti, non c’era la cultura e noi per primi abbiamo dovuto fare i conti con tutto questo, a volte pagando un caro prezzo.

Ma oggi gli strumenti ci sono, la cultura c’è.

Cosa impedisce a noi genitori di metterci in discussione per poter aiutare i nostri figli?

La paura di vedere che le cose non stanno esattamente come ci stiamo dicendo da anni? La paura che quell’equilibrio su cui ci muoviamo con grande accortezza ogni giorno, debba crollare?

O la paura di conoscersi, di dover ammettere di aver sbagliato qualcosa?

Tutti sbagliamo e grazie a Dio ma l’opportunità più grande che ci dà un errore fatto è quella di poter imparare qualcosa di nuovo e non sbagliare più.

Di vedere dolorosamente le cose da un’altra prospettiva e mettere in atto qualcosa di nuovo, di diverso.

Se non facciamo questo necessario stop e non ci guardiamo dentro, come possiamo pensare che le cose cambino e che quindi anche i nostri figli cambino?

Come mamma e come Counselor credo che sia indispensabile sapersi fermare ogni tanto quando vediamo che le cose non vanno.

Perché le cose le vediamo, ma spesso non abbiamo voglia di vederle davvero.

Lo so perché succede anche a me e non è facile ed io stessa spesso mi rivolgo ad un collega , un professionista della relazione di aiuto , a qualcuno che sappia vedere la situazione dall’esterno: la mia personale, quella della mia famiglia, le difficoltà di mia figlia e mi faccio aiutare.

Ci sono molti motivi per cui mi costa tutto questo.

Perché è scomodo, perché costa denaro  , perché mi sento in colpa come madre e perché cambiare se stessi non è facile, ma è l’unica strada onesta e coerente che mi viene voglia di percorrere.

A volte abbiamo paura quando invece basta davvero poco per rimettere a posto il nostro equilibrio e quello dei nostri figli.

Vi abbraccio cari genitori, senza paura affrontiamo la realtà!!

Contattami! Possiamo lavorare insieme sia dal vivo a Roma oppure on line! Scegli la modalità che preferisci!


Prendersi un periodo di riflessione......nella coppia!

Quando arriviamo a prenderci un periodo di pausa purtroppo siamo già oltre.

Spesso ci prendiamo un periodo di pausa perchè siamo stanchi dell’altro, siamo logorati da mille tentativi andati a vuoto nel cercare di risanare un rapporto che all’inizio era perfetto. Cosa è successo dopo? Certamente non ha funzionato qualcosa o più semplicemente la vita: fatta di lavoro incerto, di bambini piccoli per casa, di difficoltà di ogni genere; si diventa degli ottimi genitori e si perde di vista completamente la coppia, quello che in verità ha messo in piedi tutto questo progetto.

Abbiamo perso di vista la coppia che, per sopravvivere, ha bisogno di lavoro quotidiano, di impegno, di saper fare un passo indietro perchè siamo in due. Invece, stanchi, si tende a sopraffare o a farsi sopraffare illudendosi che le cose miglioreranno nel tempo o credendo ingenuamente che si possa fare a meno dell’amore.

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Come è difficile l'adolescenza... per loro e per noi

Quando mi sono laureata  in psicologia ero consapevole di quanto la mia adolescenza fosse stato uno dei periodi più difficili della mia vita e mi era chiaro che, se avessi mai fatto la psicologa, quello certamente era l’età sulla quale mi sentivo di poter dare di più…

Poi le cose non sono andate così, mi sono inamorata della formazione ed ho dedicato molti anni della mia vita a questo. Ho scelto di non fare la psicologa, non è scattata la stessa scintilla che è scattata con la formazione.

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Qualche giorno fa ho visto in tv un programma di Michele Santoro che raccontava la nuova generazione romana di 16- ventenni.

Un scenario a dir poco raccapricciante in cui non si crede più in nulla e non esistono punti di riferimento.

In cui la tendenza più frequente è apparire e affrontare le difficoltà della vita fingendo, calandosi in realtà virtuali come la droga o la rete.

Si giudica l’altro esclusivamente per quello che ha e per il suo livello di popolarità fra i coetanei.

Tutto ciò alla luce del sole con il compiacimento dei genitori.

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Come è difficile lasciare andare un figlio adolescente

Quando una mamma arriva nel mio studio per difficoltà di comunicazione con il figlio o con la figlia adolescente, c'è un grande dolore con cui fare i conti che non è sempre  così evidentemente.

Il dolore della mamma che viene abbandonata!

Si entra in conflitto con i figli adolescenti con grande facilità, perché non ci si capisce più; spesso i genitori non riconoscono più il loro figlio, non capiscono cosa stia succedendo.

Ed è vero, non c'è quasi più nulla di prima ed è giusto così.


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Come gestire la tecnologia e gli adolescenti

Ma perchè nelle scuole non insegnano ai nostri figli l'uso vero della tecnologia?quello con cui avranno a che fare esclusivamente quando entreranno nel mondo del lavoro.

La tecnologiafa paura e lo capisco, conosco tutti i suoi pericoli, ma la tecnologia offre anche tantissime opportunità di crescita e condivisione che spesso ignoriamo.

Guarda il mio video e scopri in quanti modi possiamo migliorare il nostro rapporto con la tecnologia per aiutare i nostri figli

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