Come riuscire a far andare un figlio senza dolore

Quando una mamma arriva nel mio studio per difficoltà di comunicazione con il figlio o con la figlia adolescente, c'è un grande dolore con cui fare i conti che non è sempre  così evidentemente.

Il dolore della mamma che viene abbandonata!

Si entra in conflitto con i figli adolescenti con grande facilità, perché non ci si capisce più; spesso i genitori non riconoscono più il loro figlio, non capiscono cosa stia succedendo.

Ed è vero, non c'è quasi più nulla di prima ed è giusto così.

Si perché è assolutamente sano e giusto che un figlio adolescente si ribelli al proprio genitore, fa parte della crescita: prendere le distanze e costruire la propria identità, per poi tornare, nella maggior parte dei casi, da adulto, al modello genitoriale, riappropriandosene ma a modo proprio, da adulti appunto.

Non è quindi un abbandono definitivo ma un sano allontanarsi, costruirsi e poi tornare a casa.

Ma la verità è che queste mamme (più spesso siamo noi ragazze a soffrire), nel periodo del conflitto si sentono abbandonate. Perdono momentaneamente la loro identità di super mamma sempre presente e disponibile (è stato così per moltissimi anni) per trovarsi un pò sole e tristi.

E certamente avere un partner accanto con cui si va d'accordo può essere di aiuto ma non completamente perché i papà, nella maggior parte dei casi, non provano lo stesso senso di abbandono delle mamme e quindi possono si capire, ma fino ad un certo punto.

Sappiamo tutte quanto sia giusto che il figlio voli e che lasci la sua mamma ma una cosa è dirlo ed una cosa è metterlo in pratica. E' doloroso  e richiede una grande capacità  di riadattamento. La capacità di ricollocarsi velocemente, mettendo a tacere spesso quel senso di abbandono così umano che si prova.

Razionalmente possiamo dire che finalmente si ha molto più tempo per sé; finalmente il figlio è autonomo e la mamma può dedicarsi a sé stessa: riprende la sua amata palestra, può ridarsi tanto al lavoro, rifrequentare le amiche. tante bellissime e numerose chiacchiere perché quel senso di abbandono va elaborato e di fretta.

Da un lato il desiderio del figlio di andare e  mettere in discussione la mamma, dall'altro il dolore della mamma che deve fare i conti con tutto ciò. E non c'è tempo da perdere: il  più maturo dei due deve fare la sua parte.

E in questo caso il più maturo siamo noi mamme.

Bisogna mettere da parte quel dolore e con grande intelligenza e capacità di vedere oltre, fare andare il proprio figlio. Saper fare un passo indietro, per guardare si ma a distanza. E credimi, non c'è modo di trattenere a te tuo figlio a meno che tu non voglia impedirgli di volare.

E ce ne sono tante mamme che tentano di trattenere a sé il proprio figlio, senza alcuna consapevolezza, con due possibili risultati: rendere il figlio un incapace o andare in conflitto perenne senza poi la possibilità di andare a quell'oltre, a quel ritorno a casa che rimette tutto in pace.

Dalla mia esperienza di Counselor, un buon modo per riuscire al meglio in questa ardua impresa, è concedersi questo senso di abbandono. Riconoscersi la possibilità di sentirsi tristi senza giudicarsi. Evitare, il più possibile di confrontarsi edi condividere con il  proprio  compagno che probabilmente non prova quello che proviamo noi e tutto ciò mi farebbe sentire ancora più sciocca.

Io mi concederei di essere triste, di fare i conti con questo, di farmi aiutare se necessario per poter passare alla fase successiva (dell'elaborazione di questo distacco) nel modo più intelligente possibile, senza rotture.

Ma diamoci, porca miseria il tempo e lo spazio per passare alla fase due. Nulla accade senza elaborazione e spesso  le prime ad essere intolleranti con noi stesse siamo proprio noi. 

Non è facile lo so ma questa è la strada più sana che conosca 

L'hanno fatto in tanti, lo faremo anche noi, nel migliore dei modi, come sempre .

Con amore cara mamma, Elena