Come imparare a gestire lo stress.....5 regole che mi hanno salvato la vita!!

Viviamo in tempi frenetici in cui i ritmi sono diventati davvero difficili da gestire; siamo costantemente di corsa e abbiamo sempre la sensazione che il tempo non basti mai. Non so voi a me capita spesso di andare a dormire con la sensazione che ci sia ancora molto da fare ed effettivamente è sempre così. Sono i tempi del tutto subito in cui se non rispondiamo immediatamente ad un messaggio di un amico o un cliente ci sentiamo in colpa. E’ il tempo del sempre reperibile h24 e sempre performante. E’ anche vero che oggi per essere “produttivi” nei nostri business effettivamente dobbiamo garantire dei tempi di risposta e di performance molto stressanti. Il nostro cliente, anche lui cresciuto in questi tempi, si aspetta risposta efficace e rapida. Siamo tutti figli di questi tempi. Inevitabile, o quasi accumulare stress.

Diciamo che questi ritmi già difficili in una vita senza grosse difficoltà diventano insostenibili quando nelle nostre vite subentrano altri stress: dalla crisi con il compagno, alla difficoltà con i colleghi, alle difficoltà con i figli etc etc…….. le difficoltà di ognuno in una vita normale.

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4 regole per affrontare e superare un colloquio di lavoro

Il colloquio......questo sconosciuto!!!!

Quando ci mettiamo alla ricerca di un nuovo lavoro, dobbiamo essere precisi ed attenti e le occasioni di colloquio sono davvero molto poche, per questo motivo non possiamo permetterci di sprecarle.

Se siamo chiamati per il colloquio, vuol dire che abbiamo fatto un ottimo lavoro ma non ci è consentito rilassarci fino all'ultimo minuto. Quindi forza e coraggio concentrati cerchiamo di capire cosa può aiutare il buon esito di un colloquio di lavoro.

Dalla mia esperienza di HR Counselor, quattro sono le regole fondamentali da seguire che vado ad illustrarvi con molto piacere :

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Come mai ho deciso di diventare un Counselor

Era il lontano 2008, da anni svolgevo una bellissima attività in cui però potevo esprimere solo una parte di me, quella più ambiziosa ed aggressiva, disposta a tutto pur di arrivare all'obiettivo, fatta di tecniche commerciali al limite della manipolazione, in cui infatti riuscivo a metà. Qualcosa era davvero troppo lontano dal mio modo di essere per cui arrivavo fino a dove potevo, facendo conto con i miei valori, con risultati buoni ma non eccellenti.

Non riuscivo proprio a fare quel passaggio necessario per ottenere il massimo, mi costava davvero troppo, avrei dovuto stravolgere molto il mio modo di essere, cosa che facevo già frequentando un ambiente lontano dal mio mondo.

La mia crisi personale (l'ennesima direi), e la crisi economica hanno fatto il resto. A volte le cose brutte anticipano bellissimi cambiamenti, se solo imparassimo ad ascoltare e a fidarci. Così a 36 anni ero nella mia ennesima crisi personale sposata e con una figlia, mi chiedevo se davvero quella vita fosse la mia. Sentivo di aver reso felici un sacco di persone realizzando quanto avevo realizzato, ma non lo ero io e soprattutto a 36 anni non sapevo chi ero e cosa volessi davvero. Erano passati troppi anni senza chiedermelo, non me lo ricordavo proprio più.

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6 Regole Per Ricollocarsi Nel Mondo Del Lavoro Senza Frustrazione!!

Tanti uomini si rivolgono a me per ricollocarsi nel mondo del lavoro dopo aver già fatto molti tentativi e quindi arrivano stanchi e scoraggiati.

La cosa che mi sorprende è che, mentre in questi anni il mercato del lavoro si è stravolto, spesso queste persone cercano lavoro come si faceva negli anni 90. E' ovvio che non può funzionare e che dobbiamo seguire un processo diverso.

Scopri, guardando il video come trovare lavoro senza sprecare energie preziose.


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Come Allenare La Resilienza In Tempi Di Crisi

La resilienza non è altro che la capacità dell'essere umano di adattarsi ai cambiamenti e non abbattersi di fronte alle difficoltà in modo da non perdere di vista il perseguimento di un obiettivo.

Una risorsa innata dell'essere umano così indispensabile ai nostri tempi che si sta lentamente perdendo. Partiamo infatti dal dire che la resilienza è davvero una risorsa innata e non un'eccezione come invece sembrerebbe oggi. La specie umana deve proprio la sua evoluzione alla resilienza.

Oggi invece assistiamo ad indebolimento feroce di tale capacità a causa di molti fattori. Alcune ricerche hanno dimostrato che proprio il benessere prolungato delle ultime generazioni ha disallenato via via  nell'essere umano la capacità di adattarsi alle sfide della vita. Pensate ai nostri nonni e a quello che hanno dovuto affrontare per superare il periodo del dopo guerra. Sono ripartiti con niente ed hanno ricostruito un paese. Avremmo noi oggi tale capacità? E l'avrebbero i nostri figli?

Ma cosa  influisce quotidianamente sull'indebolimento della resilienza? Sicuramente il messaggio costante che viene dato da anni sul fatto che l'uomo è fragile e che deve ricorrere continuamente ad un sostegno eterno. Spostando dunque il proprio punto di riferimento su risorse esterne invece che interne. Certamente, in tempi di consumismo, ci ha reso consumatori molto fragili e questo è stato un vantaggio per l'economia ma ci ha reso anche meno critici e molto deboli. Esaudire un bisogno subito, nell'istante esatto in cui si presenta è la tendenza di oggi. 

Pensate anche come la tecnologia abbia influenzato tutto questo, da un lato migliorando le comunicazioni e facilitandole dall'altra indebolendo la capacità di percepire le relazioni per quello che sono realmente. alla capacità che abbiamo oggi di spostare nel tempo la gratificazione di un bisogno, praticamente pari a zero. Prendiamo la tecnologia e pensiamo con quale disinvoltura oggi inviamo messaggi a chiunque ed in qualunque momento aspettandoci che l'altro risponda immediatamente. Sinceramente come viviamo il fatto che l'altro non risponda subito? Cosa dice il nostro dialogo interiore su un comportamento del genere?

Il nostro cervello ha perso l'abitudine di aspettare, di accettare  il dolore ed il disagio, di posticipare la soddisfazione di un bisogno. Oggi bisogna ottenere tutto e subito. Anche se nell'attesa, come era una volta, stava proprio la possibilità di allenare questa preziosa capacità. 

La buona notizia, però, come ho detto prima, è che questa capacità si può allenare e a mio avviso, oggi più che mai è bene rimmetterla in funzione per bene e farne uno dei nostri punti di forza più grandi.

Quando abbiamo iniziato a fare i primi conti con la crisi pensavamo e speravamo che sarebbe finita presto. Dopo circa dieci anni abbiamo capito che questo periodo di crisi è permanente perché il mondo intero è cambiato e che le cose non torneranno mai più come prima.

Per questo motivo prima facciamo i conti con questi cambiamenti adattandoci attivamente,  prima troviamo le risorse per far fronte a tutto ciò e prima cominciamo a vivere nuovamente.

Non c'è modo di cambiare le cose: l'accettazione attiva di ciò che accade ti permette di trovare soluzioni diverse, conoscendo a fondo le tue risorse. Risorse che forse non hai mai sviluppato e che sono lì pronte a salvarti. Quando accetti che le cose vadano come devono andare (perchè dobbiamo smettere di vivere l'illusione di avere tutto sotto controllo)  fai spazio alla possibilità di nuovi percorsi.

Ci sono molte cose che potresti fare da subito per riallineare la tua resilienza : fissare un obiettivo da raggiungere, immaginare gli step da fare per ottenere quello che vuoi, mettere da parte le aspettative temporali per il raggiungimento (che sono sempre più corte della realtà), rivedere periodicamente il tuo piano e, se necessario, aggiustarlo e fare esperienza dai fallimenti e da quello che, secondo te, non è andato come volevi. 

In questi ultimi 8 anni ho dovuto esercitare molto la resilienza avendo scelto di cambiare attività da un giorno all'altro a 41 anni e avendo scelto un compagno che, più di me, ha perseguito con molta forza il suo obiettivo professionale; non posso dirti che sia stato facile, anzi forse è stata una delle cose più difficili della mia vita, ma in assoluto quello che mi ha insegnato di più in tutta la mia vita.

Ho imparato che i grandi progetti richiedono tempo e molto studio, aggiornamento costante ed una messa in discussione periodica , dolorosa ma intensa. E che tutto questo va fatto ogni giorno e per sempre. Però ho scoperto e scopro ogni giorno cose nuove e bellissime che non avrei mai conosciuto prima. Oggi sono contenta di quello che sono e soprattutto so che sono in mani sicure, le mie.

Lavorare sulla resilienza si può, un passo alla volta, senza paura.

Nel mio studio lavoro con ragazzi, spesso alienati dalla tecnologia che li rende costantemente distratti dalla realtà, in un mondo virtuale fatto di illusioni e finzione. O con adulti che hanno perso le forze, perché educati al posto fisso e poi smarriti in questo mondo del lavoro continuamente in subbuglio.

Insieme ritroviamo le forze per affrontare il mondo ed i suoi cambiamenti. E insieme impariamo ad accettare attivamente questi cambiamenti come una bella opportunità di apprendimento.

Un pò come si faceva una volta.


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C'è Sempre Qualcuno Che Ne Sa Più Di Me......Come Eliminare Il Guru Di Turno!!!

E' comune la tendenza di attribuire ad altri maggiori competenze, maggiore fascino, maggiori capacità.

Iniziamo molto presto, già da bambini e poi da adolescenti, a vedere nell'altro qualcosa che noi non abbiamo e che l'altro molto stesso spesso non si riconosce nemmeno lui.

E poi continuiamo crescendo a credere poco in noi e a credere di più nelle capacità dell'altro.

Crediamo, ingenuamente, che senza l'altro non potremmo raggiungere l'obiettivo che ci siamo prefissati. Che senza il sostegno, l'appoggio , la presenza dell'altro, quello che tanto desideriamo sia impossibile da raggiungere.

Niente è più sbagliato di questo.

Intanto iniziamo col dire che può succedere nel corso della vita, in momenti particolarmente difficili per noi, in cui ci sentiamo più fragili, di sentire il bisogno di appoggiarci ad altri. Questo è assolutamente normale e fisiologico.

Ma quando, la nostra tendenza, è, quasi inconsapevolmente ed automaticamente, ritrovarci sempre ad attribuire a qualcuno diverso da noi competenze e capacità, questo dimostra una scarsa sicurezza in noi e crea inevitabilmente una dipendenza. 

Io penso di non essere sufficientemente capace e riconosco nell'altro le capacità che io non penso di avere. In questo modo la realizzazione di un mio obiettivo dipende dall'altro. e questo comporta molte conseguenze spesso poco simpatiche.

Quello che non va fatto, dal mio punto di vista, è proprio abituarsi alla presenza di qualcun altro che ci sostiene: che sia un compagno, un socio, un amico.......noi esistiamo indipendentemente da chi c'è accanto. Ci siamo e punto.

Ma questa abitudine è molto diffusa: si impara da piccoli, purtroppo a credere poco in sé e a credere di più negli altri. E ci sia abitua subito. Si smette di usare una parte del proprio cervello, proprio come se quella parte di noi non l'avessimo.

Se io ho ricevuto il  messaggio dai miei genitori che sono poco intelligente crederò di essere poco intelligente per sempre. Smetterò quindi di utilizzare la mia intelligenza e mi affiderò a quella di qualcun altro. Quando mi si richiede di usare la mia intelligenza io automaticamente e senza alcuna consapevolezza mi dico di non averla e quindi non provo nemmeno a metterla in campo. Mi affido a quella di qualcun altro.

E' tutto così automatico che nemmeno ci faccio caso.

Io per anni, quando ero bambina, ho pensato che lo sport non facesse parte della mia vita perché mi si diceva a casa che non ero portata. Poi con gli anni ho voluto sperimentarmi. Non ho mai raggiunto risultati agonistici ( e sinceramente non mi interessa) ma oggi lo sport fa talmente parte della mia vita al punto che non potrei più privarmene.

Invece di allenare quella parte di noi  e farla crescere rinunciamo.....pensiamo che l'altro sia più capace e così ci ritiriamo nel nostro angolo.

Affidiamo al "Guru" di turno competenze che non crediamo di avere e quindi automaticamente una parte della nostra realizzazione di pende dall'altro.

Ma ci sono due cose di questa storia che non mi  piacciono: una è che dipendere dall'altro ci mette in una condizione precaria: e se l'altro si svegliasse una mattina senza volerti più sostenere? dove finirebbero tutti i tuoi progetti di realizzazione?

L'altra è che non allenando una parte di noi non sappiamo davvero se siamo capaci o meno in quel campo ed è un vero peccato.

Molte persone della mia generazione, ad esempio,  si definiscono non creative perché fino ad una generazione fa, la creatività non era una cosa  molto incoraggiata in famiglia. Diciamo che, per gli standard di allora, con la creatività non ci si mangiava, così molti genitori non ritenevano importante coltivarla........non quanto lo studio destinato alll'acquisizone del posto fisso.

In realtà queste persone non sanno davvero se sono creative o no, semplicemente è una parte di loro che credono di non avere e così non la esercitano mai. Ai tempi di oggi invece, con la crisi che viviamo da anni, è proprio il rispolverare quella caratteristica che credevamo inesistente che ci ha salvato. Se a scuola, quando ero bambina, mi avessero formato ad esprimere la mia creatività, avrei scoperto di esserlo moltissimo già da adolescente.

Per questo è bene conoscersi a fondo, al di là di quello che ci hanno fatto credere da bambini, per dare spazio a sé stessi e non dipendere da nessuno

Ma sei davvero sicuro di non avere quelle competenze che tanto ammiri nel tuo Guru? hai mai provato a mettere in campo? Potresti scoprire, credimi che sia addirittura più bravo del tuo guru stesso.....è questa sarebbe davvero una bella scoperta.

Certo adesso non mi credi ma finché non provi........... chi ti dice che non è così? 

Dal mio punto di vista è una di quelle scoperto che nella vita vanno fatte, così per togliersi ogni dubbio. Io ho passato una vita ad affidare ad altri magiche competenze e a ritrovarmi periodicamente a terra e a dover ricominciare. Così ho provato a conoscermi meglio e a volermi sperimentare per capire, una volta per tutte, dover avrei avuto bisogno di sostegno e dove invece potevo essere autosufficiente. Ho scoperto tante cose di me.

So bene dove riesco e dove no e, senza alcuna frustrazione, dove non arrivo mi affido ma non del tutto....voglio sempre capirne un pò in modo che io possa imparare qualcosa di nuovo e se servisse, mi metto in campo.

Troppe volte vedo persone affidare il loro futuro, i loro desideri, la loro realizzazione ad altri. Altri che spesso, intercettano questa debolezza e se ne approfittano.

Ma non sarebbe meglio proprio da oggi, si da oggi, partire da noi stessi e capire cosa c'è dentro di noi di utilizzabile da subito?

Potresti scoprire, mentre scopri di non essere capace in tante cose, di essere straordinario in molte altre.

La strada verso la tua  libertà e la realizzazione è sempre dietro l'angolo molto più di quanto tu creda...


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Come Iniziare Una Nuova Professione E Gestire La Paura

Quando ho deciso di inziare questa professione “sconosciuta” del Counselor ricordo che dovevo spiegare cosa fosse….mi capita anche adesso ogni tanto, meno di allora  ma capita.

Erano solo pochi  anni fa e mi sembra che siano passati 20 anni.

Ero fortemente motivata ed entusiasta, ero sicura di aver trovato la mia strada , lo sentivo profondamente, ma ricordo le reazioni di molti.

Alcuni reagivano entuisiasti restituendo entusiasmo al mio, incoraggiandomi a buttarmi e mi dicevano se non lo fai adesso quando lo fai?

Ma la  maggior parte delle persone invece mi guardava esterrefatto, con poco entusiasmo e non faceva altro che terrorizzarmi dicendomi che sarebbe stata una follia e che avrei pagato a caro prezzo.

Devo dire sono state di più le persone a scoraggiarmi che a incoraggiarmi.

Ricordo che ripetevano con pronuncia sbagliata il termine Counselor….quasi disprezzandolo.

Quanta ignoranza mi dicevo, per paura.

Allora, nel mio caso, l’alternativa era continuare un lavoro che non mipiaceva completamente e che stava attraversando un periodo di crisi , come tutto in quel momento ed oggi.

Per la maggior parte delle persone avrei dovuto accontentarmi di un ‘incertezza minore piuttosto che provare per una volta a fare quello che sentivo dal profondo del mio cuore……un’incertezza maggiore, secondo loro..

E mi trasmettevano una paura che io avevo già , ovviamente, e che spesso ho ancora anche se le cose hanno preso la giusta piega. 

La paura, un’alleata così familiare nelle nostre vite chespesso ci fa ignorare e ci impedisce di esplorare cose nuove con entusiasmo e curiosità.

Ci impedisce di ascoltarci e seguire noi stessi.

Iniziare una strada sconosciuta certamente mi spaventava e mi spaventa anche oggi perché nonostante le cose stiano andando nella direzione sperata non ho mai la sensazione che tutto vada bene. E non voglio averla.

C’è sempre da fare qualcosa di più, un’idea nuova da avere, migliorare se stessi, imparare, scoprire………

Ma non è  questo  il bello di tutto ciò?

 

Non avere mai la sensazione di avercela fatta è proprio quello che ti fa fare sempre meglio e sempre in scoperta ed in sperimentazione.

Riflettevo in questi giorni  a quanto già da piccolissimi siamo formati a non avere quella curiosità che ti spinge ad esplorare, a milgiorare la tua vita. Ci insegnano bene ad avere paura. Impariamo presto ad accontentarci

E così anche  siamo bravissimi ad insitillare questa paura negli altri, nel fermarli di fronte all’entusiasmo di un nuovo progetto. Paura che loro provano già, che senso ha incoraggiarla. Lo scopo è quello di scoraggiarli?

Questo avviene anche con i ragazzi al giorno d’oggi. Nonostante la crisi che c’è e con la quale dobbiamo fare i conti, i genitori di oggi spesso incoraggiano i propri figli ad intraprendere strade più sicure.

A mettere da parte un loro sogno per inseguire una strada più rassicurante. Che poi vorrei sapere qual è al giorno d’oggi?

Cosa ci garantisce che un lavoro oggi sia più sicuro di altri?

Per questo dico sempre che la crisi è una grande opportunità per fare i conti con se stessi e chiedersi davvero e finalmente cosa vogliamo fare senza ulteriori perdite di tempo.

La paura è quella in cui spesso siamo cresciuti per cui è difficlie abbandonarla nel buttarti in un nuovo progetto. La paura dell’incerto è emotiva non razionale.

Non basta sapere, a livello razionale che oggi nulla è sicuro, la paura è lì, più profonda che ti accompagna ogni giorno.

E se da un lato può essere lo stimolo continuo per fare meglio dall’altro può stancare fisicamente.

Io ho imparato in questi anni a tenerla a bada e quando si fa sentire le do un bel calcio nel culo.

Perché è lei che per anni mi ha fatto rinunciare alla possibilità di seguire la mia strada adattandomi a situazioni lavorative e ad ambienti che non so nemmeno come io abbia potuto accettare.

La riconosco (la paura) ma la tengo a bada mettendo in atto tutte quelle azioni che mi portano ad uscirne. Creo un nuovo evento, do spazio ad una nuova idea……costruisco una passo per volta.

La paura fa parte della nostra cultura, della nostra natura di esseri umani e spesso ci accompagna nelle nostre giornate.

Non dico che sia un male ma imparare a gestirla e non farsi bloccare è importante soprattutto quando si cominciano nuove attività lavorative e si tende a pensare che i risultati debbano arrivare all’istante.

Dobbiamo impegnarci e sperimentare ed imparare a leggere, almeno inizialmente, prima di risultati tangibili,  i segnali positivi.

All’inizio è solo un insieme di segnali positivi che ci fa dire che la strada potrebbe essere giusta.

C’è gente che vive tutta la sua vita nella paura. Per cui quello che voglio dirti è rispettala ma non farti schiacciare, ne va della tua felicità e della tua salute psichica.

Vuoi sapere qual è lo scopo della tua vita?

Scoprilo.

Io ti abbraccio e ti penso durante il tuo percorso.

Non è stato facile ma lo rifarei mille volte e sai perché? Perché ogni giorno vivo nella certezza che c’ ancora molto da scoprire ed è un gran  bel modo per non morire!

Se desideri cambiare lavoro o lo stai già facendo ma la paura rischia di farti predere di vista l’obiettivo da raggiungere, possiamo lavorare insieme su questo.


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La Mia Più Grande Fortuna È Stata Certamente....Perdere Il Lavoro!

La mia più grande fortuna è stata certamente perdere il lavoro!

Ero giovane e piena di aspettative.

Stavo facendo carriera cambiando lavoro ogni due tre anni, in aziende diverse.

Erano gli anni d’oro in cui le aziende delle telecomunicazioni crescevano a vista d’occhio.

Ho fatto esperienze entusiasmanti a cui devo tutto quello che sono oggi.

Ricordo in particolare l’esperienza di startup in Wind, quando ancora era Enel, dove con altri 10 coetanei giovanissimi e appena laureati, ci siamo occupati di formare tutti gli operatori telefonici di tre call center: Roma, Napoli e Milano.

Mi sono divertita come una pazza.

E poi da lì tanti altri cambiamenti di ruolo e di aziende.

Eppure già alllora qualcosa non andava.

Ricordo che il momento della mensa era quello più angosciante.

Ricordo una brutta sensazione di ansia, di costrizione, come se in quel luogo ed in quel momento io prendessi consapevolezza di qualcosa.

Probabilmente non volevo essere lì e certamente, col senno del poi, non avrei potuto vivere 35 anni in un’azienda come ha fatto mio padre soffrendo da morire.

E non dipende solo da come ti vanno le cose in azienda, è cioè dal fatto che tu faccia carriera o meno.

Dipende soprattutto dal rispettare o meno la tua natura.

Ed io non dovevo essere lì in quel momento.

 Avrei dovuto essere altrove ad esprimermi come volevo, con tutti i rischi del caso.

 Per questo quando a 32 anni ho perso il lavoro, non ho potuto fare altro che ascoltarmi e indagare a fondo su quali fossero i miei punti di forza e rimettermi in piedi.

Avevo una figlia piccolissima ed un papà molto malato che sarebbe morto dopo pochi giorni, per la precisione tre, e non è stato facile.

 Eppure già a distanza di pochi mesi, dopo aver superato lo shock della perdita del tanto desiderato posto fisso, ho capito che avevo una grande opportunità: quella di costruire il mio futuro e tenere conto della mia natura.

 Non vi dico che sia stata facile e notti insonni ne ho passate parecchie. 

Ma questa cosa mi ha liberata e mi ha reso felice.

Nessuno di noi , e meno di noi i nostri genitori ai loro tempi, è stato cresciuto a riflettere sulla propria storia professionale e su quali siano i propri punti di forza per costruire una professione che tenga conto di sé.

Con dignità, anche quella è importante!

Abbiamo studiato e abbiamo trovato un lavoro. Punto. Non per tutti ma per molti di noi.

Molti di noi oggi, da adulti, non sanno nemmeno quali siano i propri punti di forza. Non lo sanno perché non hanno mai dovuto pensarci e non hanno mai dovuto coltivarli.

E allora approfittiamo di questa crisi per fare un percorso all’indietro.

Un percorso che ti metta nella condizione finalmente di capire da dove partire e in che direzione orientare la tua vita professionale.

Io l’ho fatto, non è stato facile, ma mi ha resa profondamente felice, libera e sicura.

Si perché adesso so che dipendo da me e dalle mie risorse. 

E sentirsi nelle proprie mani è una gran bella sicurezza.

Io uso il career Counseling ed in particolare il modello di Marck Savickas.

Se ti va di saperne di più contattami ed insieme cominciamo una gran bel viaggio.

Ti abbraccio, non è mai tardi lo sai, per  vivere la Tua vita!


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Che Ti Piaccia O No Il Web È Il Futuro....

Sono due anni circa che ho cominciato ad appasionarmi al web marketing.

Nella mia professione è diffusa l’idea che promuoversi via web non sia necessario e che il vecchio e caro “passaparola” sia il modo più efficace per promuoversi. Così pensavo anche io ma mi rendevo conto che era davvero una forma di promozione un pò affidata al caso e in cui, a parte fare sempre il meglio nel proprio lavoro, poco altro era possibile.

Finchè un giorno, leggendo un articolo proprio su questo argomento ho scoperto una forma di marketing detta “Hope marketing”, ossia il marketing della speranza, dove si aspetta che quanto seminato con I clienti, prima o poi diventi un bel raccolto.

 Ed era essatamente quello in cui operavo io: un marketing di attesa e speranza dove ben poco dipendeva dalla mia iniziativa. Non sono dell’idea che basti sempre fare un ottimo lavoro per vederne I frutti finalmente, questo è un pensiero tipico delle libere professioni: che ci voglia qualche anno affinchè possano avviarsi, che dobbiamo avere pazienza, e che il cliente soddisfatto è la migliore forma di promozione.

In parte è vero e condivido ma dimentichiamo che al giorno d’oggi potremmo accelerare moltissimo le cose utilizzando uno strumento così ormai alla portata di tutti: la rete!!

Perchè no? Perchè I mestieri orientati al benessere non vanno promossi? Perchè non dobbiamo mostrarci un pò “venditori”, non si fa? E’ diffusa questa falsissima convinzione che legare guadagno alla nostra professione non sia “etico”, ma è una balla. Ognuno di noi lavora certamente per passione e certamente per denaro ed ognuno di noi vende se stesso ed il proprio servizio al cliente che incontra.

Che male c’è allora? Scrivere libri (una pratica maggiormente “accettata” nel mio settore) non ha lo stesso scopo? Farsi conoscere e promuovere la propria attività? E non è vero che proprio quell libro vi ha fatto conoscere al pubblico e che via ha portato tanti clienti ossia maggiore denaro? 

Scrivere libri oltre che richiedere capacità che certamente non ho, richiede molto impegno e tempo ed è vero che non sempre si ottiene quello che ci si prefiggeva. 

Inoltre le cose stanno cambiando e il web marketing prenderà piede sempre di più, che vi piaccia o no..

Perchè invece non imparare a sfruttare la rete nel modo più etico e divertente per promuoversi e cercare di raggiungere il maggior numero di persone? Perchè limitarsi solo alla zona di appartenenza invece che puntare al mondo intero? Oggi sempre con la rete possiamo offrire gli stessi servizi proprio via web…..

E non ditemi che non è vero perchè sono due anni che sperimento la formazione via web e posso assicurarvi che I risultati in termini di apprendimento e motivazione sono maggiori che per gli allievi che frequentano dal vivo. Certo bisogna progettare ad hoc…..ma il risultato è sorprendente!!

Ed è per tutti questi motivi che mi sono appassionata al web marketing decidendo di investire molte delle mie energie; in un anno ho letteralmente raddoppiato I miei risultati. Non sono più nell’ “hope marketing” ma nel “perspective marketing” dove mi sento parte attiva dei risultati.

Ho imparato ad essere totalmente indipendente con pochi strumenti e moltissimo impegno e costruisco ogni giorno senza aspettare, la direzione verso cui andare.

Sono molto contenta e soddisfata: il web marketing è divertente e nasconde in sè una sorta di sfida davvero appassionanate. La mia famiglia (e forse anche I miei vicini di casa) spesso sentono urla di gioia per essere riuscita a fare da sola cose che credevo , fino ad un anno fa, di dover affidare a chissà quale esperto di web marketing costoso, con tempi diversi dai miei, e con esperienza del benessere spesso pari a zero.

Così ora la mia passione è diventata voglia concreta di convincere molti dei colleghi a fare questo passaggio.

Forse è così che deve andare, che ci piaccia o no!!

Ti abbraccio e sali a bordo di questa avventura con me, non sai la soddisfazione che può darti.


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Piacere Di Conoscerti, Sono Un Counselor!!

Si è parlato moltissimo di Counselor in questi giorni e finalmente!!

Lo sì e fatto a causa di una sentenza del T.A.R. che dà ragione all'albo degli psicologi su una questione a mio avviso importante ma marginale . Se n'è parlato così tanto che mi sono giunti messaggi di "amici" preoccupati per la mia professione.

A proposito di questa sentenza voglio dedicare poco tempo, non perchè non sia interessante ma perchè realmente non sappiamo ancora come finirà visto che Assocounseling farà ricorso ed ho imparato che in Italia spesso è tutto il contrario di tutto.

Vi riporto solo un interessantissimo articolo scritto d Rolando Ciofi psicologo da trent'anni e Counselor e fondatore del MoPi:

http://rolandociofi.blogspot.it/2015/11/cnop-1-assocounseling-0-sentenza-tar.html

Per quanto mi riguarda non è cambiato nulla, assisto sorpresa e delusa a questa battaglia che toglie solo molte energie a chi le fa. Una battaglia, solo italiana annunciata certo ma  che deve ancora completarsi, stiamo a vedere. Cosa cambia per me? Assolutamente nulla.

Oggi come tutti gli altri giorni mi dirigo verso il mio studio (studio associato di psicoterapeuti, psichiatri e piscoanalisti) in cui sono molto amata e considerata con il mio ruolo, molto ben definito e chiaro di Counselor a fare le mie sessioni, con la stessa passione e onestà.

Ai miei clienti  tutti spiego molto bene durante la prima sessione cosa è il Counseling e spiego altrettanto bene le differenze con la psicologia o la psicoterapia in modo che non ci sia alcun dubbio. Sono così chiara che ad ogni mio cliente faccio firmare un contratto in cui questo è ribadito e sottolineato!! Non lascio spazio alle incertezze, al non detto  a maggior ragione perchè ho una laurea in Psicologia e non vorrei mai questo confondesse le idee.

Quando mi sono laureata 20 anni fa ho scelto molto consapevolmente di non fare la psicologa perchè non era ciò che volevo e altrettanto consapevolmente, dopo un mio percorso di Counseling con cui ho davvero e finalmente preso in mano la mia vita , ho deciso a 36 anni di lasciare tutto e inziare a fare questa professione.

Conosco bene le differenze tra fare lo psicologo e fare il Counselor e lo sanno bene anche i miei clienti . Io a differenza di altri professionisti sono tenuta ad un aggiornamento professionale costante anche molto impegnativo.

Io mi muovo così, con estrema determinazione e chiarezza. Il mio cliente sa esattamente cosa sta facendo e sa  esattamente che tipo di relazione andiamo ad instaurare. Mi chiedo se è così per tutte le categorie di professionisti che operano nella relazione di aiuto. Conosco bene questo ambiente e quanti sciacalli vestiti da maghi approfittino della condizione di bisogno di molte persone. E fanno schifo anche a me! Non credo però che dipenda dall'iscrizione ad un albo o meno.

Mi preoccuperei di più di verificare il modo in cui operano le persone, se rispettano il proprio ambito di competenze (questa è la cosa più importante) o se scimmiottano competenze che non hanno. Credo che questo valga per tutte le categorie: Counselor, Coach, Costellatori Familiari, Operatori di Reiki e tutto ciò che gira intorno.

Spero che non sia la paura a muovere questi accanimenti, perchè il Counseling, sono anni che lo dico, va da solo......cresce, cresce, cresce..........vogliamo capirne di più e sederci ad un tavolo per definire  meglio il chi fa cosa? E boicottare poi chi non sta nel proprio ambito di competenze, questo si è giusto perchè no? Nel mio studio funziona così con tanta voglia di imparare l'uno dall'altro .

Molto molto spesso succede che sia  io ad indirizzare alcuni miei contatti che si rivolgono a me per fare Counseling ai miei vicini di stanza Psicoterapeuti, perchè non idonei al Counseling, quindi di cosa stiamo parlando?  Sono per la libertà, per lasciare scegliere alle persone in maniera consapevole la strada più adatta a loro.

Facciamo un passo avanti e non un indietro, è così nel resto del Mondo da anni.


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